giovedì 3 settembre 2015

Competizione o miglioramento

Spesso e volentieri mi ritrovo a leggere o a discutere sul mio passatempo preferito, i wargames, con delle persone che personalmente categorizzo come “torneisti figli della GW”.
Il principale scoglio dove mi scontro è l’omologazione; sarà che è non ho mai cercato di assomigliare a qualcuno o che per lavoro mi occupo di discernere tra omologhi, ma io rifiuto categoricamente chi si arrocca il diritto di decidere come sia corretto praticare questo hobby.
Omologo - sul dizionario troviamo: che corrisponde a un altro; che ha le stesse caratteristiche di un altro. È abbastanza chiaro, una volta deciso lo standard di comportamento tutti devono avere le stesse caratteristiche pena l’essere etichettato come “non serio”. La mia “categoria” di “torneisti figli della GW” nasce dai tornei ufficiali che la Games Workshop organizzava anni fa; questa casa produttrice sia di modelli che di regolamenti organizzava una serie di tornei nazionali in cui i vincitori a livello nazionale si scontravano in un torneo annuale mondiale. Capite bene che una serie di eventi di questa portata necessitano ovviamente di un’organizzazione sopraffina con una cura dei dettagli simili agli eventi sportivi, inoltre è ovvio che una casa produttrice di modelli, nel momento che organizza un evento di qualsiasi genere, cerchi di mostrare la sua gamma di prodotti e che quindi richieda ai giocatori di avere solo esclusivamente i suoi modelli, meglio se recenti e non di vecchia data.
Prima di tutto questo tipo di eventi sono spariti, esistono ancora case produttrici che organizzano circuiti torneistici “ufficiali”, ma nessuna di essa presenta giocatori che devono spendere qualche centinaia di euro (un paio di centinaia non sono sufficienti) per poter anche solo partecipare ad un piccolo torneo locale.
Due sono quindi a mio parere i “problemi”: ovvero la “ricchezza apparente” e “il senso di appartenenza”. Non so dire quale dei due fenomeni siano più odioso o fastidioso, soprattutto perché spesso vanno a braccetto!
La ricchezza apparente è quella serie di comportamenti atti a dimostrare qualcosa che in realtà non si possiede, in questo caso molto materiale. Spesso e volentieri in questo caso a parlare sono persone non autosufficienti dal punto di vista economico, il che rende a mio parere il tutto ancora più surreale.
Mi è capitato di sentire giocatori che si facevano vanto di giocare ad un gioco di pregio in quanto per giocarlo dovevi poter spendere almeno 400-500€, poi magari erano i primi ad usar sotterfugi quali il rifornirsi solo di materiale di seconda mano oppure di kit “copiati” da artigiani della resina.
Oppure nel caso di persone che si sono comprate un’armata già dipinta, a volte anche già composta, e pretendono che tutti abbiano l’armata già dipinta, magari anche a livelli alti. Tipicamente queste persone non sono in grado di dipingere sopra un grado elementare, per cui non sono assolutamente in grado di valutare l’impegno e il costo di tempo necessari per soddisfare il loro bisogno di omologazione. Non mi metterei mai a giocare con un modello che ha richiesto due o tre mesi di lavoro, figuriamoci un’armata!
L’altro comportamento è forse più conosciuto su tutti gli aspetti della vita comune, il bisogno di appartenenza spesso sfocia in una ricerca estrema del gruppo. Ho osservato molte persone ricercare appositamente il gruppo più elitario cercando appositamente di isolare più persone possibili al solo scopo di sentirsi “giusto”.
Un esempio di questo tipo di giocatore sono quelle persone che giocano ad unico gioco/sistema portandolo all’eccesso, appena il gioco in questione cade dalla classifica dei più gettonati lo abbandona completamente per passare sul prossimo “cavallo vincente”.
Purtroppo spesso le due cose coabitano nella stessa persona e gli ex-giocatori dei tornei della GW ne sono un esempio eclatante. Persone che sceglievano il proprio esercito solo per vincere ad un torneo, quindi ricercano “la lista perfetta”. Nei casi estremi, ahimè frequenti, ad ogni uscita di un nuovo regolamento di un armata (ogni due o tre mesi) cambiavano armata! Ovviamente lamentandosi ma comunque lo facevano.
Ora molto probabilmente alcune persone si sentiranno chiamate in causa, esattamente come un fumatore quando sente una campagna antifumo o altri casi simili. Francamente queste persone si posso sentire offese quanto vogliono, possono indignarsi fino allo sfinimento, il mio messaggio è semplicemente: lasciatemi in pace! Io voglio creare.
Che sia un singolo modello o un’armata, io voglio giocarci dalla scatola chiusa fino a quando lancio la fortuna sul tavolo di gioco sotto ogni aspetto possibile di questo passatempo. Io voglio creare la MIA armata, con i MIEI colori, i MIEI nomi e voglio GIOCARLA IO e non cercare uno schema di gioco copiato da chissà quale torneista perché “ha vinto quel torneo”.
Spesso come argomentazione contro di me mi vedo presentare proprio la ricerca della vincita, insomma tutti giocano per vincere! Eh più o meno… A mio parere tra “lo scontro” e “la vittoria” è più importante il primo. Che io vinca o perda se la partita non presenta difficoltà non mi soddisfa, un esempio è il mio cambiare warlock in Hordes perché vincevo troppo facilmente. Se al contrario la partita rimane aperta fino all’ultimo turno allora mi ritengo molto soddisfatto anche se perdo.
Lo scontro è certamente dovuto al sistema di gioco in questione, magari è tutto il gioco o forse è solo una combinazione che risulta troppo forte o troppo debole, ma una volta stabilito se il gioco in questione è valido oppure no preferisco “picchiarci la testa” che copiare qualche armata giocata da altri. L’unica eccezione che porto a questa mia norma è durante la prova di un gioco, in questi casi se il regolamento presente delle armate d’esempio allora le provo! Anche perché non conoscendo il gioco da un lato potrei cadere in errori madornali che rischiano di sviarmi dall’apprendere il cuore del sistema, dall’altro mi permette di concentrarmi sugli aspetti regolistici senza perdere tempo nella creazione dell’armata stessa.
Non partecipando volentieri a tornei, in quanto preferisco le campagne e le dinamiche a crescita, tendo a non fossilizzarmi su “un’armata” dandogli un inizio e una fine predefinita. Nei casi in cui ho considerato “conclusa” un’armata è sempre dovuto al fatto che il gioco per cui è stata pensata non è progredito oppure è addirittura morto e giocato solo in qualche occasione speciale, e quindi reperire altri modelli sarebbe anche alquanto difficile.
Personalmente cerco sempre di variare i generi da me dipinti, ma negli ultimi anni mi sto ritrovando a voler dipingere pezzi di vari giochi con un tema in comune. Questo perché mi permette di poterli giocare in più giochi possibili!
Ovviamente questo comportamento è l’antitesi dell’omologazione, in quanto vorrebbe una netta e chiarissima distinzione tra un gioco e l’altro senza possibilità di mescolanze.
Potrei perdere e farvi perdere ulteriore tempo cercando di illustrarvi quanto mi piaccia e mi dia soddisfazione giocare di fantasia e creare storie che leghino insieme i modelli che mi piacciono per estetica o perché provenienti da storie altrui (libri, fumetti, film, videogiochi e affini), ma forse sono solo io che ho questo bisogno di creare la mia “versione” perché considero questo hobby come un’insieme di arti.
Il lato modellistico è sicuramente una branca dell’arte figurativa sia come pittura che come scultura anche se, soprattutto personalmente, questa seconda è ridotta al montaggio e al massimo alla modifica di kit già pronti. Almeno fossi in grado di scolpire anche solo decentemente! Certo potrei esercitarmi per migliorare il mio basso livello, ma per ora non ne sento il bisogno. Sul lato pittorico è decisamente l’arte più immediata da associare al modellismo e quindi ai wargames. Tutto molto chiaro ma non è assolutamente strettamente necessario per giocare.
Non solo esistono wargame nati con pedine di carta ma tutti associano gli scacchi e la dama ai giochi di strategia senza essere etichettati espressamente come “wargame”. Giocare con modelli di carta richiede un abilità a mio parere più simile alla scultura in quanto è un montaggio, e a mio avviso l’unico vero motivo per cui molti li disdegnano (sia grandi pittori che negati in qualsiasi arte figurativa) è che non hanno mai praticato questo tipo di modellismo per cui non conoscono assolutamente cosa serva sia come tempo che come abilità manuale necessaria.
L’altro aspetto artistico è l’arte bellica. Gli insegnamenti delle divinità romane sono per le più dimenticati, tanto è vero che la maggior parte delle persone alla guerra associa Marte dimenticandosi che i romani oltre all’Ares greco adoravano anche Bellona. Mentre Marte è il dio del combattimento, e da qui le arti marziali sono tutte le varie discipline di combattimento personale, Bellona è la vera dea della guerra in tutti i suoi aspetti. I suoi precetti partono dalla logistica delle truppe e dei rifornimenti fino a dove combattere, quando e in che modo, ovvero tutto quello che noi oggi potremmo riassumere con “tattiche di combattimento. In un saggio sulla seconda guerra mondiale per giocatori che ho letto recentemente, l’autore ricordava come mentre ai giocatori interessasse solo la tattica, ai veri soldati importava solamente la logistica! Insomma il peso di avere sempre rifornimenti e truppe di supporto è molto più importante di come ci si avvicina ad una postazione nemica.
Tipicamente in un gioco questa parte è del tutto ignorata, ma comunque tutte queste sono arti belliche.
Ora siccome io vedo questo hobby come un’arte, la competizione spinta all’estremo è quanto di più bieco e snaturato possa esistere nella coltivazione di un’arte. Il miglioramento sopra la competizione.
Però forse sono solo io che cerco, nella sana e completa visione della vita, la coltivazione di una o più arti come elemento necessario per la ricerca della felicità e non l’approvazione o il riconoscimento da parte di terzi del proprio operato.